Non volevo un portfolio

Ci sono quelle sere di fine giugno che sembrano fatte apposta per essere improvvisate.

Quelle in cui il caldo non è ancora soffocante, la spiaggia è quasi deserta e il turismo di massa deve ancora arrivare.

La proposta è arrivata così, senza pensarci troppo.

“Pizza in spiaggia?”

Di fronte a un invito del genere è difficile dire di no.

Poco più avanti una coppia stava raccogliendo le proprie cose. Stavano andando via. Li invitiamo a fermarsi con noi. Si guardano, sorridono e accettano.

In fondo, pizza e mare sono una combinazione che mette tutti d’accordo.

La serata scorre tra chiacchiere, risate e il rumore delle onde.

A un certo punto faccio una delle mie solite battute.

Silenzio.

Ride soltanto una persona.

La ragazza della coppia.

“Sì, era una battuta da nerd…” dice sorridendo. “Sono abituata al vostro linguaggio.”

Scopro così che lavora come Project Manager per un importante gruppo bancario.

Da lì la conversazione prende una piega completamente diversa.

Come dimostri davvero quello che sai fare?

Tra una chiacchiera e l’altra si finisce inevitabilmente a parlare di lavoro. Succede spesso quando incontri qualcuno per la prima volta.

Parlando del mio, mi sono trovato nella situazione in cui, probabilmente, si trovano tantissimi sviluppatori.

Posso raccontare cosa faccio.

Posso dire che sviluppo applicazioni web.

Posso elencare i linguaggi che conosco, i framework con cui lavoro, gli anni di esperienza accumulati.

PHP.

SQL.

Laravel.

JavaScript.

Più di dieci anni di esperienza.

Tutto vero.

Ma quanto di tutto questo è realmente dimostrabile?

Ed è stato in quel momento che mi sono visto dall’altra parte del tavolo.

Negli anni mi è capitato anche di partecipare a colloqui tecnici per selezionare nuovi sviluppatori.

Arrivano curriculum pieni di tecnologie conosciute, framework utilizzati e metodologie padroneggiate.

Poi inizia il colloquio.

Ed è lì che si scopre la differenza tra aver scritto qualcosa in un CV e averla davvero compresa.

Ogni tanto, però, arriva qualcuno che ha qualcosa in più.

Un progetto personale.

Un repository pubblico.

Del codice che puoi leggere.

Un modo di ragionare che puoi osservare ancora prima di fare una domanda tecnica.

E io?

Cosa mostrerei?

Non volevo un portfolio. Volevo raccontare come penso.

È in quel momento che ho capito che mancava qualcosa.

Non il classico portfolio.

Anzi, quelli li ho sempre trovati poco interessanti.

Una lunga lista di competenze, percentuali di conoscenza dei linguaggi e barre colorate che dichiarano di conoscere JavaScript al 95%.

Come si misura il 95% di JavaScript?

Quello che mi interessa davvero raccontare non è l’elenco delle tecnologie che conosco.

Mi interessa raccontare come affronto un problema.

Perché scelgo un’architettura invece di un’altra.

Perché, durante una riunione, finisco per discutere più del paradigma che del framework.

Come ragiono quando progetto qualcosa.

Come prendo decisioni tecniche.

Perché, alla fine, un linguaggio si può imparare.

Un modo di pensare si costruisce negli anni.

Così è nato questo spazio

Se stai leggendo questo articolo significa che quella conversazione, nata quasi per caso davanti a una pizza in spiaggia, ha avuto una conseguenza concreta.

Questo blog.

Uno spazio dove parlerò di sviluppo software, architettura, esperienze lavorative, idee, errori, esperimenti e di tutto ciò che continua a incuriosirmi come sviluppatore.

Non troverai tutorial passo passo.

Né classifiche dei framework migliori.

Molto più spesso troverai domande.

Decisioni.

Compromessi.

Perché credo che siano queste le cose che raccontano davvero il lavoro di uno sviluppatore.

Presto arriverà anche il progetto che sto costruendo su GitHub: TrailLog.

Non sarà soltanto un repository di codice.

Ogni decisione importante sarà documentata.

Ogni fase significativa sarà accompagnata da articoli che racconteranno il contesto, le alternative valutate e il motivo della scelta.

Il codice mostrerà il risultato.

Il blog racconterà il ragionamento.

Perché, alla fine, il miglior curriculum che uno sviluppatore possa avere non è un PDF.

È quello che costruisce.


P.S.

La battuta da nerd?

Quella, almeno per oggi, resta tra noi.